IVA e Uber: la Suprema Corte del Regno Unito si pronuncia

La Redazione
05 Agosto 2025

La Corte Suprema del Regno Unito ha stabilito che le piattaforme di trasporto come Uber non devono versare l’IVA sulle corse degli autisti, dal momento che queste società non sono considerate “contraenti principali” nei confronti dei passeggeri, ma solo intermediari.

La vicenda ha visto una serie di sentenze tra loro discordanti, a partire dalla pronuncia del 2021, con cui la Suprema Corte britannica aveva riconosciuto agli autisti Uber lo status di lavoratori e non di autonomi. Tra le conseguenze di tale decisione vi è stato l’obbligo per Uber di applicare la tassazione IVA del 20% sulle corse, escludendo però dall’obbligo i privati concorrenti.

Da allora si era aperto un contenzioso sul trattamento fiscale delle corse, culminata con una pronuncia della High Court che, nel 2023 aveva dato ragione a Uber, affermando che tutti i servizi di trasporto privati dovevano essere sottoposti a IVA.

A seguito del ricorso presentato da altri operatori del settore, nel luglio 2024, la Corte d’Appello aveva annullato questa decisione, aderendo all’orientamento più restrittivo, infine confermato dalla Suprema Corte nel luglio 2025.

Tale orientamento afferma che gli operatori di taxi privati non sono obbligati a stipulare un contratto diretto con i passeggeri e, di conseguenza, non sussiste per loro l’obbligo di applicare l’IVA sul totale della corsa, come viene, invece, per Uber a seguito della ristrutturazione contrattuale che l’azienda ha subito.

La sentenza preserva così la posizione delle microimprese di mobilità che, in questo modo, potranno mantenere un certo equilibrio competitivo rispetto a aziende di grandi dimensioni come Uber.  

Anche Bolt, altro operatore del settore, è stato coinvolto nella questione: nel 2024 un tribunale del lavoro aveva riconosciuto agli autisti Bolt lo status di dipendenti, aprendo la strada a nuove richieste di IVA. Successivamente, a marzo 2025, Bolt ha ottenuto il via libera per l’utilizzo del regime agevolato Tour operators margin scheme (TOMS), che limita l’IVA solo alla commissione trattenuta dalla piattaforma. Tuttavia, la controparte Agenzia delle Entrate britannica (HMRC) ha ancora il diritto di presentare appello, mantenendo la possibilità di un rovesciamento della sentenza.