CGUE: ne bis in idem e diversa qualificazione giuridica del fatto

La Redazione
23 Settembre 2025

Una persona non può essere sottoposta ad un procedimento penale in uno Stato membro per un atto terroristico che le ha già valso una condanna in altro Stato membro, nonostante la diversa qualificazione giuridica.

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea, con sentenza dell'11 settembre 2025 nella causa C-802/23 (MSIG), ha ribadito il principio del ne bis in idem , per cui una persona non può essere sottoposta a procedimento penale in uno Stato membro per un atto terroristico a causa del quale sia già intervenuta condanna in altro Stato membro, anche nel caso in cui la qualificazione giuridica del fatto sia diversa.

Nel caso di specie, una dirigente dell'organizzazione terroristica ETA, già condannata in Francia a 20 anni di reclusione, rischiava una ulteriore condanna in Spagna per i medesimi fatti, qualificati in maniera diversa dall'ordinamento spagnolo e francese.

L'interpellata Corte centrale spagnola si è rivola alla Corte di giustizia europea, la quale ha chiarito che la nozione di “medesimi fatti” deve essere ancorata alla materialità degli stessi e non alle diverse qualificazioni giuridiche attribuite nei vari Stati membri e neanche ai beni giuridici tutelati.

 Pertanto, la diversità delle qualificazioni non preclude l'operatività del principio del ne bis in idem.

Sarà la Corte centrale spagnola a dover accertare se i fatti oggetto del procedimento penale siano effettivamente gli stessi già giudicati in Francia, alla luce della considerazione che la nozione di “medesimi fatti” ricomprende anche la circostanza in cui in uno Stato membro questi fatti siano contestati quali atti terroristici e nell'altro quali partecipazione ad associazione terroristica finalizzata alla preparazione di un attentato.