Adesioni di nuovi Stati membri all’UE: ultima valutazione della Commissione europea
06 Novembre 2025
La Commissione europea ha pubblicato la sua ultima valutazione in merito ai progressi compiuti da Montenegro, Albania, Ucraina, Repubblica di Moldova, Serbia, Macedonia del Nord, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Turchia e Georgia per l’adesione all’Unione europea, ribadendo come il ritmo delle loro riforme, in particolare nei settori della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali abbia un impatto diretto sulla velocità di adesione, senza tralasciare le criticità e gli ostacoli ancora presenti. In particolare, è importante un’accelerazione del ritmo delle riforme, soprattutto con riguardo ai valori dello Stato di diritto. L’Ucraina, nonostante lo stato di guerra, si è mostrata fermamente impegnata nel suo percorso di adesione, portando avanti notevoli progressi nelle riforme chiave. Kiev ha soddisfatto le condizioni necessarie per l’apertura dei seguenti cluster (settori): questioni fondamentali, relazioni esterne e mercato interno. L’obiettivo, ora, è aprire tutti i cluster entro la fine dell’anno. Il Montenegro ha compiuto progressi significativi, chiudendo quattro capitoli negoziali nell’ultimo anno e stabilendo l’obiettivo di chiuderne provvisoriamente altri entro la fine del 2025, così da chiudere i negoziati di adesione entro la fine del 2026. Anche l’Albania ha compiuto dei progressi fondamentali, in particolare con riferimento alla riforma della giustizia e alla lotta a criminalità organizzata e alla corruzione. L’obiettivo è concludere i negoziati entro il 2027. La Moldavia ha adottato diverse tabelle di marcia sullo Stato di diritto, la pubblica amministrazione e il funzionamento delle istituzioni democratiche, valutate dalla Commissione in maniera positiva. La Commissione ritiene che abbia soddisfatto le condizioni necessarie all’apertura dei cluster aspetti fondamentali, relazioni esterne e mercato interno, apparendo ottimista sull’apertura di tutti i cluster entro la fine dell’anno. L’obiettivo è chiudere provvisoriamente i negoziati di adesione entro l’inizio del 2028, ma la Moldavia dovrebbe accelerare l’attuale ritmo delle riforme. La Serbia, invece, vive un contesto politico difficile, caratterizzato da proteste di massa per la corruzione dilagante, l’uso eccessivo della forza contro i manifestanti e le pressioni sulla società civile. Nonostante negli ultimi tempi siano stati evidenziati progressi, resta ancora molto da fare. La Macedonia del Nord dovrebbe intensificare i propri sforzi a favore della costituzione di uno Stato di diritto, salvaguardando l’indipendenza della magistratura e intensificando il contrasto alla corruzione, includendo nella propria Costituzione anche i cittadini che vivono entro i confini dello Stato, ma fanno parte di altri popoli. La crisi politica e la fine della coalizione di governo hanno compromesso i progressi fatti dalla Bosnia-Erzegovina, anche se è da evidenziare come positiva la recente presentazione alla Commissione UE di un programma di riforme. Il Kosovo dovrà riprendere il percorso verso l’adesione all’Unione europea, in particolare, rafforzando il dialogo con la Serbia. Se richiesto dal Consiglio, la Commissione è pronta a elaborare un parere sulla sua domanda di adesione, ma gli sviluppi sono subordinati a una duratura de-escalation nel Nord. L’anno scorso il Consiglio europeo ha rilevato l’interruzione di fatto del processo di adesione della Georgia e da allora la situazione ha subito un progressivo deterioramento, con un grave arretramento della democrazia, l’erosione dello Stato di diritto e una grave compromissione dei diritti fondamentali, tra cui una legislazione che limita lo spazio civico, la libertà di espressione e di riunione, il principio di non discriminazione. Anche la Turchia si trova in una posizione di stallo da sette anni, nonostante sia un alleato chiave dell’Unione europea. La risoluzione della questione cipriota si presenta come elemento cruciale per la ripresa del processo, mentre seri dubbi desta la perdurante limitazione dei valori democratici, oltre che dell’indipendenza della magistratura. |