Il PE chiede di stabilire a 16 anni l’età minima per l’utilizzo dei social media

La Redazione
01 Dicembre 2025

Lo scorso mercoledì 26 novembre, il Parlamento europeo ha chiesto maggiori tutele per i minori online, tra cui un limite minimo di 16 anni per l’iscrizione ai social media e l'interdizione di tutte quelle pratiche che comportino un rischio maggiore di sviluppare dipendenze.

Con 483 voti favorevoli, 92 voti contrari e 86 astensioni il Parlamento europeo ha adottato, in data 26 novembre 2025, una risoluzione non vincolante, per esprimere le proprie forti preoccupazioni per la salute fisica e mentale dei minori online e chiedere un incremento delle tutele contro le condotte che possano ingenerare in loro dipendenza, incidere negativamente sulla capacità di concentrazione e compromettere l’interazione sana con i contenuti online.

In particolare, i deputati propongono di stabilire un limite minimo di 16 anni per accedere a social media, piattaforme per la condivisione di video e compagni virtuali creati con l’AI, facendo salva la possibilità di accesso ai minori tra i 13 e i 16 anni previa autorizzazione dei genitori.

Il Parlamento accoglie con favore gli sforzi della Commissione UE per sviluppare un’app per la verifica dell’età, sottolineando l’importanza di continuare a garantire la privacy dei minori destinatari delle misure.

Le piattaforme dovrebbero in ogni caso mantenere i propri obblighi in materia di sicurezza dei prodotti e appropriatezza per i minori.  

Altre proposte di intervento interessano:

  • la disattivazione per impostazione predefinita di tutte quelle caratteristiche nei dispositivi che possano creare dipendenza nei minori, tra cui lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica, l’aggiornamento tramite trascinamento verso il basso, i cicli di ricompensa e pratiche dannose di gamification (o ludificazione).
  • l’introduzione del divieto di siti web contrari alla normativa comunitaria;
  • una serie di interventi per contrastare l’uso di tecnologie persuasive, quali annunci mirati e pubblicità degli influencer;
  • il divieto di sistemi di raccomandazione basati sul coinvolgimento dei minori;
  • l’applicazione delle norme del regolamento sui servizi digitali alle piattaforme di videogiochi online e il divieto di meccanismi pay-to-progress, intesi come quelli idonei a spingere l’utente a spendere denaro per avanzare più rapidamente, quali scatole premio, valute interne all'app, ruote della fortuna;
  • la tutela dei minori dallo sfruttamento commerciale, anche tramite il divieto alle piattaforme di fornire incentivi finanziari per i bambini influencer;

Il Parlamento sottolinea anche l’importanza di affrontare con urgenza le sfide etiche e giuridiche poste dagli strumenti di intelligenza artificiale generativa, come deepfake, chatbot da compagnia, app capaci di generare immagini manipolate di persone senza il loro consenso.