Slot aeroportuali, l’Avvocato Generale UE: il tetto annuo di passeggeri incide sulla capacità e “taglia” le bande orarie storiche
16 Febbraio 2026
L'aeroporto di Dublino, designato da anni come aeroporto coordinato, è soggetto a un limite di 32milioni di passeggeri annui imposto nel 2007‑2008 dall'autorità irlandese di pianificazione territoriale come condizione per l'ampliamento dei terminal 1 e 2. Nel 2024, prevedendosi il raggiungimento di tale soglia, l'Autorità irlandese per l'aeronautica (IAA) ha adottato misure restrittive per l'inverno 2024 e l'estate 2025, oggetto di impugnazione da parte del gestore e di varie compagnie aeree. Queste ultime hanno sostenuto:
L'avvocato generale respinge entrambe le tesi. I vincoli giuridici che incidono sull'utilizzo dell'aeroporto – come il limite annuo di passeggeri – rientrano tra i vincoli operativi che definiscono la capacità massima dell'infrastruttura e devono essere considerati nell'analisi oggettiva del traffico accoglibile. Le bande storiche non sono diritti di proprietà, ma autorizzazioni subordinate alla capacità effettiva dell'aeroporto; la loro riduzione per rispettare tale capacità non viola neppure la libertà di iniziativa economica. Infine, ritiene irricevibile, e comunque incompatibile con il regolamento, l'ipotesi di una chiusura temporanea dell'aeroporto per rispettare un limite noto con largo anticipo, qualificandola come misura eccessivamente drastica e non necessaria a fronte dei meccanismi di gestione previsti dal diritto UE. In sintesi: l'avvocato generale afferma che un limite annuale di passeggeri fissato da un'autorità di pianificazione territoriale può essere considerato tra i parametri di coordinamento per l'assegnazione delle bande orarie negli aeroporti coordinati dell'Unione. Tale limite – nel caso concreto, 32milioni di passeggeri annui – rientra tra i vincoli operativi che incidono sulla capacità dell'aeroporto, a prescindere dal fatto che derivi da un'autorità esterna al settore dell'aviazione. Ed esclude che le “bande orarie storiche” costituiscano diritti di proprietà, qualificandole invece come semplici autorizzazioni all'uso dell'infrastruttura, suscettibili di riduzione o soppressione per rispettare la capacità aeroportuale, senza violare la libertà d'impresa. |