Ungheria, legge sulla sovranità viola il diritto UE per l’Avvocata generale Kokott

La Redazione
18 Febbraio 2026

L’avvocata generale Juliane Kokott, nelle conclusioni presentate nella causa C‑829/24, propone alla Corte di giustizia di dichiarare l’illegittimità, rispetto al diritto dell’Unione, della legge ungherese n. LXXXVIII/2023 sulla protezione della sovranità nazionale. Tale legge violerebbe in particolare le libertà di stabilimento, di prestazione di servizi, la libera circolazione dei capitali, la libertà di espressione e di associazione e il RGPD.
 

La normativa ha istituito un Ufficio per la protezione della sovranità dotato di amplissimi poteri investigativi, privi di controllo giurisdizionale effettivo, con facoltà di accedere a qualsiasi informazione – inclusi dati personali – e di pubblicare relazioni potenzialmente stigmatizzanti, trasmettendo le informazioni alle autorità nazionali competenti. 
Secondo Kokott, pur essendo legittimo che gli Stati membri contrastino l'ingerenza politica straniera, i poteri dell'Ufficio risultano sproporzionati, discriminatori nei confronti dei prestatori di servizi e dei finanziamenti esteri e tali da incidere su libertà di stabilimento, la libera prestazione di servizi e la libera circolazione dei capitali e sulla protezione dei dati personali.

La minaccia di indagini, la pubblicazione di relazioni dal contenuto potenzialmente accusatorio o stigmatizzante e il rischio di azioni penali producono un effetto dissuasivo su giornalisti, editori, organi di stampa e associazioni, configurando un'ingerenza nella libertà di espressione, di informazione e di associazione garantite dalla Carta. Dubbi sono sollevati anche sul rispetto del segreto professionale tra avvocato e cliente.

Sul piano della protezione dei dati, l'Ufficio è autorizzato a trattare dati personali, anche sensibili, senza basi giuridiche sufficientemente chiare, precise e proporzionate, in violazione del RGPD e degli articoli 7 e 8 della Carta.

Le conclusioni dell'avvocata generale non vincolano la Corte, che inizierà ora le deliberazioni; la sentenza sarà resa in data successiva.