Buone prassi nel settore della giustizia della famiglia, della persona e dei minorenni: linee guida 2026

27 Febbraio 2026

Sono state pubblicate le “Linee guida per l'adozione e il consolidamento di buone prassi nel settore della giustizia della famiglia, della persona e dei minorenni” messe a punto dal Ministero della giustizia e Fondazione CRUI.

Non una semplice raccolta di buone pratiche

Le linee guida in commento, spiega il Ministero della giustizia (prot. n. 0002007 del 23.2.2026), sono uno strumento volto a “coadiuvare nel lungo periodo il progressivo orientamento della giustizia e dei servizi resi in vari ambiti territoriali e giudiziari a famiglie, persone e minorenni, nel contesto della gestione dei conflitti e delle domande di tutele di diritti”.

Non si tratta di una semplice raccolta di buone prassi (e dunque non si ha alcuna pretesa di esaustività), quanto di un mezzo per comprendere quali prassi potere avviare e soprattutto con quali metodi “renderle da innovazioni a routine quotidiane di funzionalità”.

La necessità di un metodo

Il documento – risultato di una ricerca svolta su un campione di otto distretti giudiziari (Catania, Cagliari, Firenze, Genova, Reggio Calabria, Salerno, Torino, Trento) – nasce dalle considerazioni secondo cui, negli uffici giudiziari italiani:

  • le pratiche di carattere organizzativo e le iniziative di collaborazione istituzionale non sempre nascono da un progetto, ma, spesso, dalla necessità di risolvere un problema o sopperire a una difficoltà;
  • quando una buona pratica è in essere e sembra funzionare, la vera sfida è il passaggio alla fase standardizzata (obiettivi di continuazione e trasmissione: rendere routine “ciò che funziona” al di là dei cambi di vertice e della temporaneità degli incarichi);
  • si registrano resistenze alle buone pratiche introdotte in altre sedi a causa della diversità delle condizioni di contesto.

“Linee guida” e “raccomandazioni” per la diffusione delle buone prassi

Per far fronte a dette problematiche si propone, tra l’altro, di:

  • connettere l’innovazione con le domande effettive di servizi e/o di tutele e garanzie;
  • creare uno spazio di introduzione di una buona prassi che abbia la funzione di pilot; contestualmente adottare una strategia di lungo periodo (quinquennale, superiore comunque al quadriennio) per l’attuazione della prassi e la creazione delle condizioni per la sua permanenza; creare meccanismi annuali di consolidamento della prassi (creazione di routine);
  • creare una opportuna strategia di formazione;
  • evitare di introdurre (o far proseguire) prassi prive di condizioni di fattibilità nel contesto reale;
  • individuare una temporalità ciclica di monitoraggio degli effetti (con indicatori oggettivi);
  • rendere la prassi oggetto di discussione e consapevolezza nell’ufficio giudiziario e nella giurisdizione e comunicarne l’efficacia, assicurandosi che tutte le professionalità del diritto ne vengano a conoscenza.

Al riguardo, il documento raccomanda, tra l’altro:

  • la creazione di uno sportello alla utenza, con funzioni di orientamento e accoglienza;
  • la creazione di moduli organizzativi orientati all’efficienza della trattazione dei procedimenti in sede di Ufficio per il processo;
  • l’analisi di screening per via di intelligenza artificiale della giurisprudenza pregressa;
  • la necessità di uno strumento metodologico di controllo di gestione;
  • la necessità che nei distretti le Conferenze permanenti semestralmente si possano confrontare con le esigenze della società unitamente a quelle dell’attività giudiziaria, con la partecipazione di tutti gli attori istituzionali, a partire dalla Avvocatura e dal Notariato.

Esperienze concrete

Il documento presenta poi le principali esperienze:

  • aventi come target il capitale umano e la sua organizzazione (registro dei curatori speciali; valorizzazione della specializzazione del personale assegnato all’ufficio per il processo in materia di famiglia);
  • in materia di trattazione dei procedimenti aventi ad oggetto le responsabilità parentali, il patrimonio a contendere nel contesto delle separazioni e divorzi, nonché le tutele dei patrimoni a beneficio o di titolarità dei minorenni (protocolli: di definizione di documenti ed adempimenti per ciascuna delle fasi dei procedimenti di separazione e divorzio; per gli incontri e l’ascolto protetti; di trattazione dei procedimenti relativi alla situazione patrimoniale e reddituale delle parti);
  • nate grazie alla collaborazione delle istituzioni (“Il Bambino al centro”; organizzazione informatizzata del Settore Strutture/Comunità Alloggio presso la Procura della Repubblica per i Minorenni; “Linee guida per la promozione dei diritti e delle azioni di tutela dei minori con la loro famiglia”; Protocollo in tema di tutela dei minori stranieri non accompagnati).

Ciascuna esperienza viene dettagliatamente analizzata secondo il seguente schema:

  1. condizioni favorevoli di introduzione della prassi (es. per l’adesione del COA);
  2. saperi e professionalità necessarie (carattere giuridico, psicosociale, etc.);
  3. indicatori o evidenze di risultato;
  4. indicazione sul mantenimento e il consolidamento del protocollo.

Fonte: Diritto e giustizia

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