Digital Services Act: la Commissione UE rafforza la tutela dei minori sulle piattaforme online

La Redazione
30 Marzo 2026

La Commissione europea intensifica l’applicazione del Digital Services Act avviando indagini su piattaforme pornografiche e su Snapchat per presunte carenze nella tutela dei minori. Contestate insufficienze nei sistemi di verifica dell’età, nella valutazione dei rischi e nelle misure di mitigazione, con possibili sanzioni fino al 6% del fatturato globale.

La Commissione europea prosegue nel rafforzamento dell’enforcement del Digital Services Act (DSA), concentrando l’attenzione sulla protezione dei minori online attraverso due interventi paralleli: da un lato, le risultanze preliminari nei confronti di alcune piattaforme di contenuti per adulti; dall’altro, l’avvio di un procedimento formale nei confronti di Snapchat.

Nel primo caso, la Commissione ha ritenuto in via preliminare che Pornhub, Stripchat, XNXX e XVideos non abbiano rispettato gli obblighi di gestione del rischio previsti dal DSA, non avendo adeguatamente individuato né valutato i rischi sistemici per i minori. In particolare, viene contestata l’adozione di metodologie non sufficientemente oggettive e l’attenzione sproporzionata agli impatti reputazionali rispetto ai rischi sociali.

Sul piano delle misure di mitigazione, l’elemento centrale è l’inadeguatezza dei sistemi di verifica dell’età: la mera autodichiarazione è ritenuta insufficiente, così come strumenti accessori quali avvertenze o etichette. La Commissione prospetta, invece, l’adozione di soluzioni più efficaci e rispettose della privacy, anche in linea con lo sviluppo di un sistema europeo di age verification interoperabile con i portafogli di identità digitale.

Parallelamente, è stato avviato un procedimento formale nei confronti di Snapchat per sospetta violazione degli obblighi di protezione dei minori. L’indagine riguarda, tra l’altro, la debolezza dei sistemi di assicurazione dell’età, l’esposizione a fenomeni di grooming e reclutamento criminale, nonché la diffusione di contenuti relativi alla vendita di beni illegali o soggetti a restrizioni.

Ulteriori criticità emergono in relazione al design della piattaforma: le impostazioni predefinite non garantirebbero un adeguato livello di protezione, mentre i meccanismi di segnalazione dei contenuti illegali sarebbero poco accessibili e potenzialmente connotati da dark patterns.

Entrambi i procedimenti si inseriscono in una strategia più ampia di enforcement coordinato tra Commissione e autorità nazionali, volta ad assicurare un’applicazione uniforme del DSA. Le piattaforme interessate potranno esercitare il diritto di difesa e adottare misure correttive; in caso di accertata non conformità, la Commissione potrà irrogare sanzioni fino al 6% del fatturato annuo globale, oltre a eventuali penalità di mora.