Hormuz, petrolio e insolvenze: il rischio di una nuova emergenza sistemica
17 Aprile 2026
Il problema non riguarda soltanto il prezzo dell’energia. Un blocco o una forte limitazione dei flussi attraverso Hormuz comportano inevitabilmente aumento dei costi logistici, assicurativi e produttivi, tensioni sulle forniture, rialzo dei tassi di rischio e peggioramento delle condizioni di accesso al credito. Per molte imprese, soprattutto nei settori energivori, della logistica, della manifattura a basso margine e delle PMI esportatrici, ciò può tradursi rapidamente in una crisi di liquidità. Il punto centrale è che la crisi non si manifesta più soltanto sul piano patrimoniale, ma soprattutto sul terreno dei flussi di cassa prospettici. È qui che l’attuale shock geopolitico incontra il Codice della crisi. Il d.lgs. n. 14/2019 definisce infatti la crisi come inadeguatezza dei flussi di cassa futuri rispetto alle obbligazioni dei successivi dodici mesi. Ed è proprio questo il rischio che molte imprese oggi corrono: non tanto quello di diventare immediatamente incapaci di produrre reddito, quanto quello di non riuscire più a sostenere, nel breve periodo, il peso congiunto di energia, trasporti, personale, debito e capitale circolante. Esistono certamente strumenti pubblici di contenimento – scorte energetiche, interventi europei, flessibilità sugli stoccaggi, eventuali aiuti ai settori più esposti – ma nessuno di essi appare sufficiente, da solo, a neutralizzare il rischio. In questo contesto il Codice della crisi può svolgere una funzione importante, purché venga utilizzato tempestivamente. Gli assetti adeguati, la rilevazione precoce della crisi e soprattutto la composizione negoziata possono consentire alle imprese di affrontare uno shock esterno prima che esso degeneri in insolvenza irreversibile. Il vero pericolo, dunque, non è soltanto l’aumento del prezzo del petrolio, ma la lentezza con cui molte imprese continuano ancora oggi a reagire agli shock esterni. Se Hormuz resterà a lungo compromesso, non saranno colpite soltanto le imprese più fragili. Saranno colpite soprattutto quelle che, pur avendo ancora margini di risanamento, sottovaluteranno la natura prospettica della crisi e ritarderanno il ricorso agli strumenti offerti dal Codice della crisi. |