Manifestazione per la Giornata internazionale della donna: Strasburgo condanna la Svizzera

La Redazione
11 Maggio 2026

Con la sentenza Batou c. Svizzera del 7 maggio 2026, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che la condanna penale inflitta all’organizzatrice di una manifestazione pacifica dell’8 marzo 2019 a Ginevra ha violato l’articolo 11 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, relativo alla libertà di riunione e associazione.

La ricorrente, designata come organizzatrice dell’evento autorizzato per la Giornata internazionale della donna, era stata ritenuta responsabile dalle autorità svizzere per alcune irregolarità verificatesi durante il corteo: graffiti su vetrine, utilizzo di fuochi d’artificio e un tentativo di deviazione dal percorso autorizzato. I giudici nazionali avevano inoltre ritenuto insufficiente il servizio d’ordine predisposto per controllare le partecipanti.

La Corte di Strasburgo ha però osservato che la manifestazione si era svolta in modo sostanzialmente pacifico, senza atti violenti né gravi turbative dell’ordine pubblico. La ricorrente non aveva partecipato direttamente ai comportamenti contestati, né li aveva incoraggiati o organizzati. Secondo i giudici europei, il semplice fatto che l’organizzatrice e il suo servizio d’ordine siano stati “sopraffatti” dalla gestione della situazione non può essere considerato un comportamento riprovevole tale da giustificare una sanzione penale.

La Corte ha inoltre criticato il modo in cui i tribunali svizzeri hanno valutato il caso, rilevando che non erano stati ascoltati alcuni testimoni richiesti dalla difesa e che le autorità si erano basate quasi esclusivamente sul rapporto della polizia. È stato anche sottolineato che la polizia era presente durante tutta la manifestazione e non aveva effettuato arresti.

Pur trattandosi di una multa di importo modesto, la condanna è stata considerata sproporzionata e potenzialmente idonea a produrre un “effetto dissuasivo” sull’esercizio della libertà di manifestazione.

La CEDU ha quindi concluso che l’ingerenza delle autorità svizzere non fosse “necessaria in una società democratica”.