UE: via libera a nuove regole sui rimpatri
03 Giugno 2026
L'Unione europea compie un ulteriore passo verso la riforma della governance migratoria. Consiglio e Parlamento europeo hanno infatti raggiunto un accordo politico provvisorio sul nuovo regolamento che disciplina il rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi presenti irregolarmente nel territorio dell'Unione. Il provvedimento si inserisce nel quadro del Patto europeo su migrazione e asilo e mira a rendere più rapide, uniformi ed efficaci le procedure di allontanamento. L'intesa introduce un insieme di strumenti destinati ad aumentare il numero dei rimpatri effettivamente eseguiti, rafforzando al contempo la cooperazione tra gli Stati membri. Tra le novità più rilevanti figura l'obbligo, per i cittadini stranieri privi di un valido titolo di soggiorno, di collaborare con le autorità nazionali durante l'intero procedimento di rimpatrio e di lasciare il territorio dello Stato membro interessato. Il mancato rispetto di tali obblighi potrà comportare conseguenze significative. Il regolamento prevede infatti la possibilità di ridurre benefici e prestazioni riconosciuti in base alle legislazioni nazionali, nonché di escludere l'accesso a incentivi destinati a favorire il rimpatrio volontario. Nei casi consentiti dal diritto interno, gli Stati membri potranno inoltre ricorrere a sanzioni penali, fino alla detenzione. Uno degli aspetti più innovativi riguarda la possibilità di istituire centri di rimpatrio in Paesi terzi. Tali strutture potranno essere utilizzate sia come destinazione finale sia come punti di transito per facilitare il successivo trasferimento verso il Paese di origine o un altro Stato terzo. La conclusione di accordi con i Paesi ospitanti sarà subordinata al rispetto degli standard internazionali in materia di diritti umani e del principio di non respingimento. Restano esclusi da questo meccanismo i minori stranieri non accompagnati. Il regolamento introduce inoltre l'Ordine europeo di rimpatrio (European Return Order - ERO), uno strumento standardizzato che consentirà agli Stati membri di condividere le informazioni essenziali contenute nelle decisioni di rimpatrio. L'obiettivo è favorire il riconoscimento reciproco dei provvedimenti adottati dagli altri Paesi dell'Unione. In una prima fase tale riconoscimento resterà volontario, ma la Commissione europea potrà valutarne l'obbligatorietà dopo tre anni dall'entrata in vigore della normativa. Particolare attenzione è riservata ai soggetti considerati una minaccia per la sicurezza. Per tali categorie saranno possibili misure più incisive, tra cui divieti d'ingresso superiori al limite ordinario di dieci anni, fino ad arrivare a interdizioni permanenti e forme di trattenimento più rigorose. L'accordo dovrà ora essere formalmente approvato da Consiglio e Parlamento europeo. Dopo la revisione giuridico-linguistica, il regolamento sarà pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea ed entrerà in vigore il giorno successivo. Alcune disposizioni, tuttavia, diverranno applicabili soltanto dopo dodici mesi. La proposta era stata presentata dalla Commissione europea nel marzo 2025 e rappresenta uno dei tasselli centrali del nuovo sistema europeo di gestione dei flussi migratori. |