Decreto Giustizia 2026: investimenti per potenziare l’amministrazione della giustizia. Profili di criticità

23 Giugno 2026

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legge 12 giugno 2026, n. 100 rubricato «Misure urgenti in materia di giustizia e per l'attuazione del Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo del 14 maggio 2024».

Il provvedimento è suddiviso in tre Capi: il primo contiene «Disposizioni urgenti in materia di giustizia», il secondo è rubricato «Disposizioni urgenti per l’attuazione del patto dell'unione europea sulla migrazione e l'asilo del 14 maggio 2024» e l’ultimo Capo è dedicato alle disposizioni finali.

Per quanto concerne il Capo I, l’art. 8 rubricato, appunto, «Interventi urgenti per il potenziamento digitale dell'amministrazione della giustizia» è incentrato sul potenziamento delle infrastrutture digitali, offrendo, in tal modo, un’accelerazione al processo di transizione digitale.

Esso, dunque, non si sofferma sulle “regole” per la transizione digitale su cui già in passato sono stati emessi diversi provvedimenti, ma sulla sicurezza e modernizzazione delle infrastrutture.

Come espressamente previsto dal Decreto sono stanziate delle risorse economiche al fine di contribuire ad una velocizzazione del processo di digitalizzazione.

In particolare, il testo prevede «al fine di assicurare la prosecuzione e il potenziamento del processo di digitalizzazione dell'amministrazione della giustizia, garantire la continuità dei servizi di connettività e innalzare i livelli di sicurezza delle infrastrutture digitali e dei sistemi informativi, è autorizzata la spesa di euro 6.500.000 per l'anno 2026, di euro 17.500.000 annui per ciascuno degli anni dal 2027 al 2034. Per la manutenzione e l'assistenza specialistica è autorizzata la spesa di euro 12.500.000 annui a decorrere dall'anno 2027».

L’investimento sulle infrastrutture dovrebbe, tuttavia, essere accompagnato da investimenti importanti che siano funzionali anche a favorire l’alfabetizzazione del personale dell’amministrazione della giustizia.

Sarebbe, infatti, necessario, al fine di capitalizzare gli investimenti de quibus che il personale sia dotato della cd. expertise, ovvero, della competenza adeguata all’utilizzo dello strumento digitale (al pari di quanto accaduto per il settore della Pubblica Amministrazione che con decreto 14 marzo 2025, n. 25, ha previsto una trasformazione ab intro della Pubblica Amministrazione, a partire dalla formazione del personale).

In mancanza di competenza, infatti, si incorrerebbe nel rischio della cd. burocrazia difensiva, ovvero, il personale potrebbe decidere di non utilizzare lo strumento tecnologico per non incorrere in responsabilità in caso di errato utilizzo.

Solo integrando investimenti in macchinari e fondi per la formazione del personale si può perseguire l’obiettivo di una effettiva transizione digitale.

Si è più volte affermato, infatti, che la macchina non può operare da sola, ma necessita dell’intervento umano, in linea con una intelligenza artificiale “antropocentrica”, la quale per essere sostenibile richiede necessariamente la partecipazione del funzionario rispetto al quale lo strumento tecnologico si pone in funzione servente.

In conclusione, il Decreto Giustizia risponde all’esigenza di velocizzare il processo di transizione digitale, che si presenta come uno dei principali obiettivi fissati dall’Unione Europea al fine di favorire una ripresa economica e sociale del Paese negli anni successivi all’emergenza epidemiologica.

Quanto detto nella consapevolezza che una giustizia digitalizzata è una giustizia “efficiente” e può aumentare la vis attractiva e la competitività del Paese rispetto agli altri Stati membri dell’Unione Europea.

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