La Supreme Court USA conferma lo ius soli costituzionale
01 Luglio 2026
Con la decisione Trump v. Barbara (No. 25-365, 30 giugno 2026), la Supreme Court degli Stati Uniti riafferma il principio costituzionale dello ius soli, dichiarando incompatibile con il XIV Emendamento l'Executive Order n. 14160 emanato dal Presidente Donald Trump il 20 gennaio 2025. Il provvedimento presidenziale prevedeva che i figli nati negli Stati Uniti da genitori presenti illegalmente oppure solo temporaneamente nel Paese non fossero considerati "subject to the jurisdiction" degli Stati Uniti e, pertanto, non acquisissero automaticamente la cittadinanza americana. Con un'opinione di maggioranza redatta dal Chief Justice John Roberts e condivisa dai giudici Sotomayor, Kagan, Barrett e Jackson, la Corte respinge tale interpretazione e stabilisce che la clausola di cittadinanza del XIV Emendamento comprende anche i figli di stranieri privi di uno stabile titolo di soggiorno, purché nati sul territorio statunitense e soggetti alla giurisdizione degli Stati Uniti. La Corte conferma così l'ordinanza cautelare emessa dal District Court che aveva sospeso l'efficacia dell'Executive Order. L'argomentazione della maggioranza si fonda su un'approfondita ricostruzione storico-costituzionale. La pronuncia ripercorre l'origine del principio dello ius soli nel common law inglese, la sua ricezione nell'ordinamento statunitense e il ruolo decisivo del XIV Emendamento quale reazione alla sentenza Dred Scott v. Sandford (1857), che aveva negato la cittadinanza agli afroamericani. Secondo la Corte, l'espressione "subject to the jurisdiction thereof" va intesa nel significato tradizionale di assoggettamento all'autorità dello Stato e non come requisito collegato allo status migratorio o al domicilio dei genitori. Determinante è inoltre il richiamo al precedente United States v. Wong Kim Ark (1898), qualificato come conferma definitiva del principio secondo cui il XIV Emendamento garantisce la cittadinanza per nascita a tutti coloro che nascono negli Stati Uniti, ad eccezione delle limitate ipotesi storicamente riconosciute (figli di diplomatici stranieri e, originariamente, membri delle tribù indiane sovrane). La Corte osserva che il testo costituzionale non contiene alcun riferimento alla regolarità del soggiorno, alla cittadinanza o al domicilio dei genitori, elementi invece valorizzati dall'Executive Order impugnato. La decisione è accompagnata da articolate opinioni concorrenti e dissenzienti. In particolare, i giudici Thomas, Alito e Gorsuch sostengono una lettura originalista della Citizenship Clause, ritenendo che la cittadinanza per nascita richieda un vincolo di appartenenza più intenso con gli Stati Uniti e che il Congresso possa limitare il riconoscimento dello ius soli ai figli di persone stabilmente domiciliate nel Paese. Il giudice Kavanaugh, pur ritenendo illegittimo l'Executive Order in quanto contrario alla legislazione federale vigente, dissente dalla ricostruzione costituzionale adottata dalla maggioranza. |