CEDU: l'Italia condannata sul sistema REMS

La Redazione
01 Luglio 2026

Due sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo censurano l'Italia per le gravi carenze strutturali nella gestione dei detenuti affetti da disturbi psichiatrici. Strasburgo ravvisa violazioni degli artt. 3, 5, 13 e 34 CEDU, rilanciando l'urgenza di una riforma organica delle REMS e dell'intero sistema delle misure di sicurezza.

La Corte europea dei diritti dell'uomo torna a puntare il dito contro il sistema italiano di gestione dei detenuti affetti da patologie psichiatriche. Con le sentenze Albertani c. Italia e Ciotta c. Italia, Strasburgo ha accertato gravi violazioni della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, evidenziando il carattere strutturale delle criticità che, dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, continuano a compromettere la tutela dei diritti fondamentali delle persone sottoposte a misure di sicurezza.

Nel caso Albertani, la Corte ha riconosciuto la violazione degli artt. 3, 5 e del combinato disposto degli artt. 5 e 13 CEDU, rilevando che la detenzione in assenza di un adeguato percorso terapeutico integra un trattamento inumano e degradante e determina un'illegittima compressione della libertà personale. Nella decisione Ciotta, oltre agli artt. 3, 5 e 13, è stata accertata anche la violazione dell'art. 34 della Convenzione, per l'ostacolo all'effettivo esercizio del diritto di ricorso individuale.

Le pronunce si inseriscono nel solco di una consolidata giurisprudenza europea che, negli ultimi anni, ha più volte censurato l'Italia per l'inadeguatezza delle REMS, le lunghe liste d'attesa, la permanenza in carcere di soggetti incompatibili con il regime detentivo e la mancanza di rimedi giurisdizionali realmente efficaci. La Corte richiama inoltre la necessità che ogni limitazione della libertà personale sia accompagnata da un trattamento sanitario appropriato, proporzionato e conforme ai principi convenzionali.

Il quadro si inserisce in un percorso normativo iniziato con il definitivo superamento degli OPG nel 2015 e con l'istituzione delle Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza, concepite come strutture esclusivamente sanitarie e territoriali. Tuttavia, l'attuazione della riforma ha mostrato limiti organizzativi e carenze strutturali che la Corte costituzionale aveva già segnalato, sollecitando più volte un intervento legislativo organico.

Le due nuove condanne rappresentano quindi un ulteriore richiamo al legislatore affinché intervenga con urgenza per rafforzare il sistema delle REMS, garantire percorsi terapeutici adeguati e assicurare che l'esecuzione delle misure di sicurezza sia pienamente conforme ai parametri costituzionali e convenzionali.