Pubblicato oggi dalla Commissione europea il nuovo Rapporto Rule of Law per il 2026

Lorenzo Salazar
17 Luglio 2026

La Commissione europea ha pubblicato la nuova Relazione sullo Stato di diritto 2026 che esamina gli sviluppi, sia positivi che negativi, registrati in tutti gli Stati membri in quattro settori chiave per la Rule of Law: il sistema giudiziario, il quadro normativo anticorruzione, il pluralismo e la libertà dei media, nonché altre questioni istituzionali relative ai check and balances istituzionali. 

Il rapporto, che comprende capitoli dedicati a ciascuno dei 27 Stati membri e ai quattro paesi candidati all’adesione (Albania, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia), si basa su una valutazione qualitativa condotta in modo autonomo dalla Commissione e include un’analisi degli sviluppi intervenuti dall’ultima edizione, nonché un aggiornamento sulle sfide e sugli sviluppi individuati nel rapporto del 2025.

Per ciò che riguarda in particolare l’Italia, nel Country Chapter dedicato al nostro Paese vengono lodati i progressi compiuti in materia di reclutamento di magistrati e del personale dei tribunali amministrativi con l’obiettivo di colmare le carenze persistenti mentre la sostenibilità del carico di lavoro dei giudici tributari di carriera e dei giudici di pace continua a rappresentare una criticità. In materia di processo penale vengono segnalate le ulteriori misure adottate per completare il sistema digitale di gestione dei fascicoli per i tribunali penali e le procure e superare i ritardi iniziali; sebbene alcuni elementi rimangano in sospeso, si plaude al fatto che il flusso di lavoro dei processi penali di primo grado sarebbe ora completamente digitalizzato. Se viene segnalata la tendenza positiva nella riduzione dei tempi di definizione dei procedimenti, la durata dei procedimenti giudiziari nel loro complesso continua invece a costituire un problema grave. Il Rapporto segnala inoltre come, essendo mancato il sostegno maggioritario nel referendum, la prevista riforma costituzionale volta a separare le carriere dei giudici e dei pubblici ministeri non si sia alla fine concretizzata.

In materia di contrasto alla corruzione, si segnala l’adozione di una nuova strategia nazionale anticorruzione per il periodo 2026-2028 nonché il consolidamento del quadro normativo penale per la lotta al fenomeno conseguente alla sentenza della Corte costituzionale (sentenza n. 185 del 2025) che ha stabilito che la legge che limita la portata del reato di traffico di influenze non viola la Costituzione italiana . Il ritmo delle condanne nei casi di corruzione è rimasto invariato. Sul versante delle criticità si segnala il fatto che, se il progetto di legge sui conflitti di interesse risulta ancora all’esame del Parlamento, le norme esistenti sulle restrizioni post-mandato per i funzionari pubblici locali sono state abrogate nell’agosto 2025. Anche il progetto di legge sul lobbismo, già adottato dalla Camera dei deputati, si trova attualmente ancora all’esame del Senato mentre i progetti di legge sul finanziamento dei partiti politici e delle campagne elettorali, che affrontano la questione delle donazioni private ai partiti convogliate tramite fondazioni politiche, rimangono in sospeso in Parlamento. Viene positivamente valutata l’emanazione da parte dell’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) di ulteriori linee guida in materia di segnalazione di irregolarità come anche il lancio del Portale unico per la trasparenza degli appalti pubblici, che rimane tuttavia un’ area ad alto rischio.

Tra gli altri aspetti segnalati nel rapporto si indica come continuino a destare preoccupazione le aggressioni fisiche e altre forme di intimidazione dei giornalisti mentre non si sono registrati sviluppi riguardo alla riforma della materia della diffamazione a mezzo stampa.

Segnalate anche le preoccupazione esistenti nel Paese per il progetto di riforma costituzionale volto a introdurre l’elezione diretta del Primo Ministro, l’uso eccessivo della decretazione d’urgenza e il possibile impatto sullo spazio civico e sull’esercizio dei diritti e delle libertà fondamentali del nuovo «decreto sicurezza».