Il rapporto di complementarietà tra digitalizzazione e amministrazione finanziaria

27 Luglio 2026

Lo scritto dà conto delle più recenti novità introdotte nell’ambito del processo di digitalizzazione dell’amministrazione finanziaria: chatbot, Cerebro e la maxi-banca dati per l’accesso agli atti dell’’AdE e dell’AdE-R.

Introduzione

Tra i principali obiettivi fissati dall’Unione Europea anche in conseguenza dell’emergenza epidemiologica vi sono le cd. transizioni gemelle, ovvero, quella digitale e quella economica.

Tali obiettivi hanno costretto lo Stato ad individuare degli strumenti ad hoc, funzionali a garantire in tempi brevi la loro realizzazione.

È pur vero che per ciò che concerne il sistema impositivo il legislatore si è trovato ad operare su un terreno normativo già fertile se si considera che l’art. 36-bis, dpr n. 600/73, autorizza gli Uffici ad effettuare un controllo computerizzato, la cd. liquidazione, avvalendosi, appunto dello strumento tecnologico.

Negli anni, tuttavia, il processo di transizione digitale è entrato in modo ancora più profondo nel procedimento tributario con la previsione di ulteriori strumenti tecnologici non limitati, però, al controllo automatico (art. 36-bis di cui sopra), ma estesi al controllo cd. sostanziale (funzionale ad effettuare il prelievo fiscale).

Chatbot e Cerebro: i nuovi orizzonti dell’amministrazione finanziaria digitalizzata

Tra i principali strumenti tecnologici di ultima introduzione si rammenta il cd. chatbot che consente all’Ufficio, mediante tecniche all’avanguardia fondate sul Large Language Models (LLM) di interpretare un codice per comprendere, decifrare e creare documenti testuali, oltre a eseguire calcoli e analisi approfondite sui dati e rilevare eventuali incongruenze.

 Le caratteristiche principali del chatbot, da intendersi anche come servizio di assistenza virtuale, sono l’autonomia, intesa come la capacità di agire senza l’intervento esterno di esseri umani o di altri agenti e la funzione collaborativa, atteso che il software è in grado di fornire risposte alle richieste degli utenti.

 Questo nuovo metodo è espressione dello sviluppo di forme di “co-intelligenza”, uomo-algoritmo, in linea, tra l’altro, con la nuova P.A. cd. digitalizzata, la quale punta alla formazione di personale qualificato.

L’ultimo software, in ordine temporale, è il cd. Cerebro, che si presenta come una piattaforma software centralizzata, progettata per fornire supporto alle “indagini patrimoniali”, che ad oggi, rappresentano il principale strumento investigativo.

Esso opera mediante l’acquisizione di dati da fonti istituzionali “esterne” che riguardano la situazione finanziaria e patrimoniale e le attività economiche facenti capo a persone fisiche, giuridiche e ad enti di ogni tipo. Tali dati vengono, poi, elaborati, al fine di evidenziare possibili disponibilità finanziarie e patrimoniali “sproporzionate” e, dunque, potenzialmente riconducibili ad attività illecite.

Si può accedere al software, mediante una previa apertura di un “fascicolo digitale d’indagine”.

Questo nuovo sistema di controllo è stato sottoposto ad una valutazione preventiva da parte del Garante della privacy, circa la compatibilità con i diritti fondamentali e i rischi che possano generarsi dall’utilizzo del software.

Il Garante, dunque, con provvedimento del 4 agosto 2025, n. 10165349, ha espresso parere favorevole all’uso del software, in quanto risulta conforme ai principi e alle regole in materia di protezione dei dati personali, escludendo ogni possibile attività di web scraping ovvero di raccolta massiva ed indiscriminata di dati personali dalla rete e, identificando misure idonee a garantire l’esercizio dei diritti degli interessati, con particolare riferimento all’informativa e ai diritti di accesso, rettifica e cancellazione dei dati personali.

La maxi-banca dati

L’ultimo strumento “digitale”, in ordine temporale è la maxi-banca dati su cui sta lavorando l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle entrate riscossione.

In tale ipotesi, la digitalizzazione non è al servizio della Pubblica Amministrazione, ma del cittadino - contribuente.

 La predetta banca dati sarà consultabile dal contribuente al fine di consentire una più facile comprensione delle fattispecie tributarie

Il software, infatti, comprenderà tutte le circolari e gli atti amministrativi emanati dall’ufficio suddivisi in base alle singole fattispecie.

A questi documenti di prassi “amministrativa” si aggiungeranno anche le pronunce delle Corti di Giustizia Tributaria e dalla Corte di Cassazione, nonché l’insieme delle disposizioni tributarie. 

La finalità è quella di consentire al contribuente di avere delle risposte ai molteplici dubbi che derivano dall’assenza di un quadro “sistematico” dei singoli istituti.

La maxi banca dati, dunque, è volta a ridurre l’asistematicità e la frammentarietà che caratterizza il sistema tributario.

L’anagrafe tributaria, allora, si inserisce nel processo di snellimento amministrativo, perché consente al contribuente di avere un quadro complessivo dei singoli istituti. 

 Il software rappresenta, dunque, uno strumento di lotta all’evasione fiscale che punta ad intervenire ex ante, cercando di dirimere potenziali conflitti già in un momento precedente all’avvio del procedimento tributario.

Conclusioni

Si registrano notevoli passi in avanti nel processo di digitalizzazione dell’amministrazione finanziaria.

Tale evoluzione è riscontrabile anche nella Maxi Banca Dati che offre al contribuente un quadro sistematico e accessibile della prassi e della giurisprudenza, il fisco dimostra di voler combattere l’evasione ex ante, sostituendo la cultura del conflitto con quella della trasparenza e dell’adempimento spontaneo.

Solo coniugando l’efficienza degli algoritmi con la formazione di un personale qualificato e l’inclusione del cittadino, però, la transizione digitale potrà dirsi autenticamente compiuta, trasformando il sistema tributario in un motore di competitività e civiltà giuridica per l’intero Paese.

Occorre, dunque, che la capacità amministrativa si integri con quella della macchina, al fine di contribuire attivamente al processo di transizione digitale.

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