La Texas Shoot-Out Clause tra autonomia negoziale e superamento del deadlock nelle società paritetiche
Lucio Scotti
29 Luglio 2026
Nelle società partecipate paritariamente da due soci, il rischio di stallo decisionale rappresenta una delle principali cause di crisi della governance. Tra i meccanismi elaborati dalla prassi per prevenire lo scioglimento dell'impresa assume crescente rilievo la c.d. Texas Shoot-Out Clause, tecnica antistallo di matrice anglosassone che consente di superare il deadlock attraverso procedure competitive di acquisto delle partecipazioni sociali. Il contributo esamina struttura, funzione e profili di validità della clausola, alla luce della più recente giurisprudenza italiana e delle sue applicazioni concrete.
Il problema del deadlock nelle società paritetiche
Le società caratterizzate dalla presenza di due soci titolari di partecipazioni uguali o sostanzialmente equivalenti rappresentano una realtà particolarmente diffusa nella prassi imprenditoriale. Tale assetto proprietario offre indubbi vantaggi nella fase iniziale dell'investimento comune, poiché garantisce una sostanziale parità di poteri tra i partecipanti e favorisce il coinvolgimento di entrambi nelle scelte strategiche.
La struttura paritaria risulta particolarmente frequente nelle joint venture, nelle società veicolo costituite per la realizzazione di specifici progetti imprenditoriali e, più in generale, in tutte quelle iniziative economiche nelle quali i soci intendano condividere in misura uguale rischi, investimenti e poteri decisionali.
L'equilibrio tra i soci può tuttavia trasformarsi in un elemento di criticità quando insorgano divergenze sulla gestione dell'impresa. In assenza di una maggioranza in grado di prevalere sull'altra parte, il dissenso può tradursi in una situazione di paralisi decisionale, comunemente definita deadlock, che impedisce l'adozione delle deliberazioni necessarie alla prosecuzione dell'attività sociale (si veda, sull’argomento, F. Piccione, Abus d’égalité: pariteticità e stallo, su IUS Societario – ius.lefebvregiuffre.it).
Lo stallo può riguardare tanto le decisioni assembleari quanto quelle gestorie e, ove assuma carattere stabile e non superabile attraverso gli ordinari meccanismi di governance, può integrare una situazione riconducibile all'impossibilità di funzionamento della società ai sensi dell'art. 2484, comma 1, n. 3, c.c., con conseguente rischio di scioglimento dell'ente.
Per evitare esiti liquidatori, la prassi societaria ha sviluppato una pluralità di clausole antistallo finalizzate a ricomporre il conflitto tra i soci e a preservare la continuità aziendale. Tra queste assumono particolare rilievo i meccanismi di tipo buy-sell, destinati a condurre all'uscita di uno dei soci e alla concentrazione delle partecipazioni in capo all'altro.
Tali strumenti non perseguono una finalità espulsiva, bensì una funzione conservativa dell'impresa, poiché mirano a sostituire la paralisi decisionale con un assetto proprietario idoneo a garantire la prosecuzione dell'attività economica e a preservare il valore dell'organizzazione produttiva.
Le clausole buy-sell e la funzione conservativa dell'impresa
Le clausole buy-sell condividono una medesima finalità economica: impedire che una situazione di conflitto permanente conduca alla distruzione del valore dell'impresa.
La logica sottesa a tali strumenti consiste nel trasformare il contrasto tra i soci in una procedura di riallocazione delle partecipazioni sociali, individuando un unico soggetto destinato a proseguire l'attività imprenditoriale.
La dottrina e la giurisprudenza hanno frequentemente evidenziato come tali clausole realizzino un interesse meritevole di tutela ai sensi dell'art. 1322, comma 2, c.c., poiché perseguono la conservazione dell'organizzazione produttiva e favoriscono la continuità dell'impresa.
La loro funzione si inserisce in una più ampia tendenza dell'ordinamento a privilegiare la prosecuzione dell'attività economica rispetto a soluzioni dissolutive. Non è casuale che la riforma del diritto societario abbia progressivamente rafforzato strumenti diretti a scongiurare lo scioglimento dell'ente, valorizzando il principio del c.d. favor diuturnitatis societatis, espressione dell'interesse generale alla conservazione dell'impresa quale centro di produzione di ricchezza, occupazione e relazioni economiche.
In questo contesto si collocano sia la più nota Russian Roulette Clause sia la Texas Shoot-Out Clause, accomunate dalla funzione antistallo e differenziate dalle modalità operative attraverso cui viene individuato il socio destinato a permanere nella compagine sociale.
La struttura della Texas Shoot-Out Clause
La Texas Shoot-Out Clause costituisce una particolare tecnica di risoluzione del deadlock di origine anglosassone, normalmente destinata a operare al verificarsi di specifici eventi di stallo (c.d. trigger events) previamente individuati dalle parti nello statuto.
A differenza della Russian Roulette, nella quale il socio destinatario dell'offerta può scegliere se acquistare o vendere le partecipazioni al medesimo prezzo indicato dall'offerente, la Texas Shoot-Out si caratterizza per una dinamica competitiva fondata su successivi rilanci.
Il meccanismo generalmente prevede che uno dei soci formuli una prima offerta per l'acquisto della partecipazione dell'altro. Quest'ultimo può accettare l'offerta oppure formulare un rilancio a un prezzo superiore. La procedura può proseguire attraverso ulteriori offerte migliorative sino all'individuazione del soggetto disposto a riconoscere il valore più elevato per l'acquisizione dell'intero controllo societario.
La clausola realizza, dunque, una sorta di asta privata tra i soci, nella quale ciascuna parte è incentivata a formulare proposte coerenti con il valore effettivamente attribuito all'impresa.
L'elemento caratterizzante del meccanismo risiede proprio nella competizione economica tra i contendenti. Diversamente dalla Russian Roulette Clause, nella quale il primo offerente sopporta il rischio di diventare venditore al prezzo da lui stesso fissato, nella Texas Shoot-Out entrambi i soci sono chiamati a manifestare progressivamente la propria valutazione dell'impresa attraverso rilanci successivi. Ne deriva una procedura che tende a far emergere il valore che ciascun socio attribuisce alla prosecuzione dell'iniziativa economica, premiando il soggetto maggiormente interessato a mantenerne il controllo.
Proprio tale carattere competitivo distingue la Texas Shoot-Out dalla Russian Roulette e ne rappresenta il principale elemento di interesse pratico.
La recente giurisprudenza sulle clausole antistallo
L'ammissibilità delle clausole antistallo ha trovato un importante riconoscimento nella giurisprudenza italiana.
Il tema si colloca nell'ambito del più ampio fenomeno dei c.d. “contratti alieni”, ossia di quelle figure negoziali elaborate nell'esperienza di ordinamenti stranieri, principalmente di common law, e successivamente recepite nella prassi negoziale italiana. Come spesso accade per gli istituti di matrice anglosassone, il problema non riguarda tanto la loro origine straniera quanto la verifica della compatibilità con i principi fondamentali dell'ordinamento italiano, in particolare con quelli in materia di autonomia contrattuale, equilibrio degli assetti negoziali e tutela del socio.
Il riferimento principale è costituito dalla sentenza della Corte di Cassazione 25 luglio 2023, n. 22375, che ha affermato la validità della c.d. Russian Roulette Clause inserita in un patto parasociale, escludendo la necessità di applicare i criteri di equa valorizzazione della partecipazione previsti per il recesso e per il riscatto. La Suprema Corte ha valorizzato la circostanza che il socio destinatario dell'offerta non si trovi in una posizione di mera soggezione rispetto all'iniziativa altrui, conservando un effettivo potere di scelta tra acquisto e vendita della partecipazione.
I principi elaborati dalla Cassazione, pur riferiti specificamente alla Russian Roulette, offrono criteri interpretativi utili anche in relazione alla Texas Shoot-Out Clause. In entrambe le fattispecie, infatti, il prezzo non viene imposto unilateralmente a un socio privo di strumenti di reazione, poiché il meccanismo contrattuale attribuisce ad entrambe le parti la possibilità di incidere sull'esito finale della procedura.
L'orientamento favorevole alla validità delle clausole antistallo era già stato anticipato da App. Roma, 3 febbraio 2020, n. 782, che aveva escluso la necessità di un meccanismo di equa valorizzazione della partecipazione nell'ambito di una clausola di Russian Roulette inserita in un patto parasociale, e, ancor prima, da Trib. Roma, 19 ottobre 2017, n. 19708, che aveva riconosciuto la meritevolezza della clausola ai sensi dell'art. 1322, comma 2, c.c., escludendone il contrasto con il divieto di patto leonino.
La giurisprudenza ha dunque progressivamente individuato nella funzione antistallo l'elemento decisivo per il giudizio di meritevolezza. La clausola non è diretta ad alterare arbitrariamente gli equilibri partecipativi né ad attribuire vantaggi sproporzionati a uno dei soci, bensì a fornire una soluzione preventiva e convenzionale a situazioni suscettibili di compromettere la stessa sopravvivenza della società.
Il caso “Muschio Selvaggio” e il Tribunale di Milano
Le clausole antistallo hanno recentemente acquisito una significativa rilevanza mediatica nell'ambito della controversia relativa alla società produttrice del podcast Muschio Selvaggio, contribuendo a far conoscere anche al di fuori degli ambienti specialistici istituti sino ad allora rimasti confinati nella prassi del diritto societario.
La vicenda ha dato origine a un interessante dibattito interpretativo in ordine alla qualificazione della clausola statutaria predisposta dai soci. Essa, infatti, presentava caratteristiche riconducibili tanto alla Russian Roulette Clause quanto alla Texas Shoot-Out Clause, ponendo il problema di individuare il concreto meccanismo negoziale prescelto dalle parti e gli effetti derivanti dalla sua attivazione.
Con la sentenza del Tribunale di Milano 28 maggio 2024, n. 2026 (nell'ambito della stessa vicenda, si vedano i commenti all'ordinanza cautelare del Tribunale di Milano del 23 febbraio 2024: F. Fidanza, Clausola di Russian roulette statutaria e sequestro giudiziario delle quote, su IUS Societario – ius.lefebvregiuffre.it; e alla conferma di tale provvedimento del 18 aprile 2024: F. Fidanza, Clausole statutarie antistallo, tra Russian roulette e Texas shootout, su IUS Societario –ius.lefebvregiuffre.it; il medesimo Autore ha commentato anche l’ordinanza cautelare ), il giudice ha esaminato una clausola che attribuiva al socio destinatario dell'offerta tre possibili alternative: accettare l'offerta ricevuta, rifiutarla assumendo l'obbligo di acquistare la partecipazione dell'offerente al medesimo prezzo ovvero formulare un rilancio a un valore superiore.
La decisione ha chiarito che il rifiuto dell'offerta determina già il perfezionamento del meccanismo di soluzione del deadlock, con la conseguenza che eventuali successivi rilanci del primo offerente restano privi di efficacia. La pronuncia assume particolare rilievo proprio perché evidenzia come, nella prassi, le clausole antistallo tendano sempre più spesso a combinare elementi appartenenti a modelli diversi, imponendo all'interprete di ricostruirne la concreta funzione sulla base del regolamento negoziale complessivamente considerato.
Le varianti evolutive: la Sale Shoot-Out Clause
L'evoluzione della prassi negoziale ha dato origine a numerose varianti delle tradizionali clausole buy-sell. Tra queste merita particolare attenzione la c.d. Sale Shoot-Out Clause, concepita per attenuare alcuni degli inconvenienti che possono emergere nell'applicazione della Russian Roulette e della Texas Shoot-Out.
In tale modello, al verificarsi di una situazione di deadlock, uno dei soci manifesta la propria disponibilità a cedere la partecipazione indicando un determinato prezzo. L'altro socio può accettare l'offerta e acquistare la partecipazione alle condizioni proposte; in caso contrario, diviene a sua volta obbligato a trasferire la propria quota al medesimo prezzo, ridotto di una percentuale predeterminata contrattualmente. Il meccanismo è volto a incentivare la formulazione di offerte realistiche e a scoraggiare comportamenti opportunistici.
La prassi internazionale conosce ulteriori varianti nelle quali la determinazione del valore della partecipazione viene affidata a un soggetto indipendente, incaricato di individuare un fair value per share. Su tale base uno dei soci può esercitare il diritto di acquistare la partecipazione dell'altro applicando uno sconto previamente concordato (pre-agreed discount) oppure vendere la propria beneficiando di un corrispondente premio (pre-agreed premium). Tali modelli confermano la crescente sofisticazione delle tecniche contrattuali utilizzate per prevenire gli effetti patologici dello stallo societario.
In conclusione
La Texas Shoot-Out Clause rappresenta uno degli strumenti più sofisticati elaborati dalla prassi per fronteggiare le situazioni di deadlock nelle società paritetiche. La sua funzione non consiste nell'espulsione di uno dei soci, bensì nella salvaguardia dell'impresa attraverso una procedura competitiva destinata a individuare il soggetto maggiormente interessato alla prosecuzione dell'attività sociale.
L'evoluzione della giurisprudenza italiana, culminata nella sentenza della Cassazione n. 22375 del 2023 e nelle successive pronunce della giurisprudenza di merito, conferma la crescente apertura dell'ordinamento verso clausole atipiche orientate alla conservazione della società e alla continuità dell'impresa.
L'esperienza applicativa dimostra come tali strumenti siano ormai usciti dalla dimensione meramente teorica per assumere un ruolo concreto nella regolazione dei conflitti societari, rispondendo all'esigenza, sempre più avvertita dagli operatori economici, di prevenire situazioni di immobilismo decisionale attraverso rimedi negoziali capaci di garantire certezza, rapidità e continuità dell'attività d'impresa.
In tale contesto, la Texas Shoot-Out Clause si conferma uno degli strumenti più efficaci per coniugare autonomia negoziale, stabilità dell'organizzazione societaria e tutela degli interessi coinvolti. La crescente attenzione riservata dalla giurisprudenza al requisito della meritevolezza dimostra, infatti, che il fondamento di tali clausole non risiede soltanto nell'autonomia privata dei soci, ma soprattutto nella loro capacità di preservare il valore dell'impresa, evitando che il conflitto tra i partecipanti degeneri nella dissoluzione dell'iniziativa economica comune. È proprio questa funzione conservativa a spiegare la crescente diffusione delle clausole antistallo e il loro progressivo consolidamento nella prassi negoziale come strumenti di governo delle crisi della governance societaria.
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Sommario
Il problema del deadlock nelle società paritetiche
Le clausole buy-sell e la funzione conservativa dell'impresa
Il caso “Muschio Selvaggio” e il Tribunale di Milano