Presentata la Relazione della Commissione Europea sull'attuazione e l'impatto del Regolamento sulla Procura europea (EPPO)

Lorenzo Salazar
18 Settembre 2026

Con un leggero ritardo rispetto alla data prevista di adozione (cinque anni dall’entrata in funzione della Procura europea ai sensi dell’art. 119 comma 1 del regolamento istitutivo) la Commissione ha pubblicato, il 18 settembre 2026, la relazione di valutazione dell’attuazione e dell’impatto del regolamento, nonché dell’efficacia e dell’efficienza dell’EPPO e delle sue pratiche di lavoro. Si ricorda che l'EPPO è operativo dal 1° giugno 2021 e, nel corso di tale periodo, gli Stati membri partecipanti sono passati da 22 a 25 dato che di recente, oltre a Svezia e Polonia, anche l'Ungheria ha aderito (nell’agosto 2026), lasciando oggi fuori solo Danimarca e Irlanda (la quale ultima ha però egualmente già annunziato la volontà politica di aderire).

Le principali risultanze del Rapporto possono essere riassunte come segue:

Efficacia. La valutazione conclude che l'EPPO ha creato con successo un sistema investigativo e giudiziario a livello europeo. Le attività sono cresciute notevolmente: le indagini aperte sono passate da 576 (2021) a 2.030 (2025), i sequestri cautelari da 147,3 milioni a 1,13 miliardi di euro, i rinvii a giudizio da 5 a 275 e le condanne da 1 a 159. Il modello ibrido, con un ufficio centrale e procuratori delegati europei (EDP) nei singoli Stati, ha permesso una visione d'insieme sui casi transfrontalieri prima impossibile. Restano tuttavia criticità legate all'applicazione non uniforme del regolamento tra gli Stati membri.

Efficienza. L'EPPO ha gestito un volume di casi molto superiore alle previsioni iniziali (3.602 casi attivi a fine 2025, contro i circa 970 previsti), dimostrando una buona gestione delle risorse. Permangono però problemi nel sistema informatico di gestione dei casi (CMS) e disparità nel sostegno fornito dalle forze dell'ordine nazionali.

Coerenza. Il regolamento risulta coerente sia internamente che con il quadro giuridico dell'UE, pur con alcune ambiguità (ad esempio la soglia di 10 milioni di euro per le frodi IVA transfrontaliere). La cooperazione con Eurojust, OLAF, Europol e la Commissione funziona bene ma con margini di miglioramento, specialmente nei sistemi di scambio dati ("hit/no-hit") non ancora automatizzati.

Valore aggiunto. L'EPPO offre un valore aggiunto significativo rispetto a ciò che i singoli Stati potrebbero ottenere da soli, specialmente nelle indagini transfrontaliere complesse. La sua rilevanza resta alta, anche se si segnala la necessità di adattarsi a nuove forme di criminalità (digitalizzazione, criptovalute, IA).

Nelle conclusioni del Rapporto l'EPPO viene descritto come un organismo giovane ma già ben funzionante. Le aree di miglioramento individuate includono il rafforzamento della raccolta di dati sugli esiti giudiziari, ridurre le divergenze nell'attuazione nazionale, migliorare le garanzie procedurali, semplificare le norme sulla protezione dei dati e rafforzare la cooperazione internazionale.

Attendiamo ora le proposte legislative che la Commissione, ai sensi del secondo comma dell’art. 119 del regolamento istitutivo, può presentare ove ritenga necessario intervenire con “norme aggiuntive o più dettagliate per la costituzione dell’EPPO, per le sue funzioni o per la procedura applicabile alle sue attività, tra cui le indagini transfrontaliere”, proposte che sono attese per la fine dell’anno in corso.