Mini pacchi extra-UE, rinviata ancora la tassa italiana

La Redazione
25 Settembre 2026

Il d.l. 162/2026 rinvia al 1° dicembre 2026 l’applicazione del contributo italiano di 2 euro sui pacchi sotto i 150 euro provenienti da Paesi extra-UE. Il nuovo slittamento si inserisce nel percorso di armonizzazione europea, dopo l’introduzione della handling fee prevista dal nuovo Codice doganale dell’Unione.

Nuovo rinvio per il contributo nazionale sui piccoli pacchi provenienti da Paesi extra-UE. L’art. 4 del d.l. 162/2026 posticipa al 1° dicembre 2026 l’entrata in vigore della misura, inizialmente introdotta dalla legge di bilancio 2026 per le spedizioni di valore inferiore a 150 euro.

Si tratta del terzo slittamento della tassa, pari a 2 euro per spedizione, concepita per fronteggiare la crescita delle importazioni legate all’e-commerce. La scelta del Governo interviene, tuttavia, in un quadro normativo profondamente mutato per effetto del Regolamento UE 2026/2108, che ha introdotto nel nuovo Codice doganale dell’Unione una handling fee europea sui piccoli pacchi acquistati da Paesi terzi.

La nuova tassa di gestione dovrà essere riscossa dagli Stati membri entro il 1° novembre 2026 e si aggiungerà al dazio fisso di 3 euro per ciascuna tipologia di prodotto importato, applicabile da luglio. L’importo della fee sarà stabilito dalla Commissione europea e periodicamente aggiornato in relazione ai costi effettivi sostenuti.

Il nuovo quadro unionale incide direttamente sulla sorte del contributo italiano. L’art. 20 del Codice doganale attribuisce infatti alle autorità doganali nazionali la riscossione della tassa europea per i servizi connessi all’immissione in libera pratica delle merci vendute a distanza, escludendo parallelamente l’introduzione della medesima misura a livello nazionale. Ne deriva la necessità di evitare una sovrapposizione tra prelievo nazionale ed europeo, con la prospettiva dell’abrogazione della fee italiana.

Il rinvio al 1° dicembre segue quelli già disposti dal d.l. 38/2026, che aveva spostato l’avvio al 1° luglio, e dal d.l. 107/2026, che aveva fissato la successiva scadenza al 1° ottobre.

La definitiva cancellazione della misura avrebbe però conseguenze finanziarie: per compensare il mancato gettito fino alla fine del 2028 sarebbero necessari 612,5 milioni di euro.

Sul piano economico, l’esperienza italiana ha inoltre evidenziato le criticità di un prelievo nazionale non armonizzato. Tra l’ultimo trimestre 2025 e il primo trimestre 2026 le dichiarazioni H7 presentate in Italia sono diminuite del 37,38%, mentre le spedizioni sono passate da 23,33 a 12,66 milioni (-45,74%). Una contrazione riconducibile anche allo spostamento dei flussi verso altri Stati UE privi di un contributo analogo.