Carceri europee: colmare il divario tra garanzie e condizioni reali. Resta il nodo del sovraffollamento
25 Settembre 2026
La buona notizia appare essere la constatazione che gli Stati membri hanno stabilito solidi quadri giuridici e salvaguardie che sono ampiamente allineati con gli standard dell'UE e con quelli internazionali. Le garanzie procedurali di base sono ampiamente riconosciute in tutti gli Stati membri, tra cui la motivazione delle decisioni giudiziarie, la revisione periodica della detenzione preventiva, il diritto di essere ascoltati, l'accesso all'assistenza legale e i rimedi disponibili. Anche gli standard minimi sulle condizioni di detenzione sono in gran parte in vigore, comprendendo aree come l'assistenza sanitaria, l'igiene, la nutrizione, l'esercizio fisico all'aperto, il contatto familiare e i meccanismi di reclamo. La relazione identifica anche una serie di migliori pratiche attuate in tutta l'UE che possono aiutare gli Stati membri a rafforzare ulteriormente l'attuazione. Tali pratiche includono l'estensione del ricorso a misure non custodiali, un sostegno specializzato per i detenuti vulnerabili, il rafforzamento dei sistemi di monitoraggio delle carceri e approcci innovativi alla riabilitazione e al reinserimento. Sul versante delle criticità, invece, la principale appare riguardare l'eccessività del ricorso alla custodia cautelare che continua a rimanere eccessivo nell'UE laddove servirebbe applicare più coerentemente il principio di extrema ratio, garantire la proporzionalità e operare un uso più sistematico delle alternative (ad es. all'Ordine Europeo di Sorveglianza). Anche il sovraffollamento carcerario richiederebbe non solo investimenti sulle infrastrutture ma anche riforme strutturali delle politiche sanzionatorie e un maggior ricorso a sanzioni alternative. Tra le altre criticità merita segnalare la necessità di rafforzamento dell'assistenza per salute mentale, prevenzione del suicidio e dipendenze, l'ampliamento dell'accesso a istruzione, formazione e lavoro per i detenuti, affinché la detenzione favorisca la riabilitazione anziché la recidiva, la tutela dei gruppi vulnerabili che dovrebbe tradursi in pratiche concrete (regimi di genere, strutture per minori, accessibilità, servizi specializzati) e ancora il potenziamento del monitoraggio, degli strumenti digitali di trasparenza e degli organismi indipendenti di controllo, dotandoli di risorse e potere effettivo affinché le loro raccomandazioni producano miglioramenti tangibili. Il testo conclude delineando le prospettive future per il sistema penitenziario europeo ed evidenziando la necessità di consolidare i progressi normativi colmando il divario tra standard giuridici e realtà pratica sul campo. Il rapporto sottolinea infine che il rispetto della custodia cautelare come extrema ratio e di condizioni detentive dignitose non è solo una questione di diritti individuali, ma è indispensabile per il funzionamento del Mandato d'Arresto Europeo (MAE) e per la fiducia reciproca nella cooperazione giudiziaria UE. Riconoscendo che la materia della detenzione rimane una competenza dei singoli Stati membri, la Commissione si impegna comunque a continuare a sostenere gli Stati membri nell'attuazione della raccomandazione, prioritarizzando la formazione e gli scambi di buone pratiche tra gli stessi e sviluppando, in cooperazione con il Consiglio d'Europa, singole schede-paese sulle condizioni detentive . |