Le misure fiscali green e l’esigenza di un’alfabetizzazione per il perseguimento della transizione ecologica

01 Settembre 2026

Il focus si occupa della c.d. “fiscalità verde”, ovvero, quell’insieme di misure e strumenti messi a disposizione dello Stato per incentivare un esercizio “contributivo” dell’attività di impresa. 

Il ruolo “contributivo” dell’impresa

La “responsabilità sociale” dell’impresa si traduce non soltanto nella creazione di capacità contributiva (mediante l’assunzione di lavoratori), ma anche nel perseguimento di finalità istituzionali. 

L’impresa, infatti, può essere considerata come “ausiliaria” rispetto allo Stato nel perseguimento di obiettivi fissati a livello nazionale ed eurounitario. 

Tale rapporto di “ausilio” implica che le imprese ricerchino gli strumenti più adatti per “contribuire” alla realizzazione degli obiettivi statali, tra cui, ad esempio, la transizione ecologica.

Di certo, tale ricerca non può prescindere dall’azione congiunta dei pubblici poteri. 

Da tale azione “condivisa” si sviluppa la fiscalità verde, ovvero, quell’insieme di misure e strumenti messi a disposizione dello Stato per incentivare un esercizio “contributivo” dell’attività di impresa. 

La fiscalità verde implica, allora, che l’imprenditore “investa” in strumentazioni ecocompatibili, ottenendo in cambio un “beneficio fiscale”, soprattutto alla luce della modifica costituzionale del 2022 che ha riformato l’art. 41 Cost. prevedendo che l’iniziativa economica privata non può svolgersi in modo da recare danno alla salute e all’ambiente.

La funzione premiale del fisco

 Più propriamente ci si trova nell’alveo della funzione “premiale” del fisco che riconosce un beneficio alle condotte “virtuose” e “contributive” al perseguimento degli obiettivi nazionali e comunitari. 

Tali misure sono principalmente contenute all’interno di Leggi di bilancio o provvedimenti occasionali ed è proprio questa una delle principali criticità che affligge la fiscalità ambientale. 

L’assenza, vale a dire, di una disciplina “sistematica” delle agevolazioni fiscali a cui l’imprenditore possa fare riferimento nel momento in cui effettui degli investimenti. 

È noto, infatti, che un’azienda si fondi su una “pianificazione strategica”.

La natura occasionale dei benefici fiscali, allora, può rappresentare un deterrente alla “contribuzione” dell’azienda al perseguimento di fini istituzionali.

Quanto detto consente di riflettere anche sulla necessità di attuare il principio di certezza del diritto, sempre più spesso inattuato a causa della frammentazione dell’ordinamento giuridico e della temporaneità delle misure.

Appare opportuno analizzare nel dettaglio quali sono le misure previste in favore delle imprese che perseguano obiettivi istituzionali.

Le misure “green” contenute negli ultimi provvedimenti e l’esigenza di un’alfabetizzazione

Gli ultimi provvedimenti governativi hanno rafforzato le agevolazioni per gli investimenti produttivi, con particolare attenzione ai progetti di innovazione, digitalizzazione e transizione ecologica delle imprese.

Sono stati confermati strumenti di incentivo destinati a interventi che migliorano l’efficienza energetica, riducono le emissioni e favoriscono processi produttivi più sostenibili, in coordinamento con le politiche del PNRR e del piano Transizione 5.0.

Si pensi, a tal proposito, alle agevolazioni dedicate all’installazione di impianti per la produzione di energia solare o eolica destinata all’autoconsumo aziendale.

Di particolare rilevanza è anche la formazione per le competenze verdi, ovvero, l’estensione dei benefici fiscali alle spese sostenute per la riqualificazione del personale sulle tecnologie orientate alla sostenibilità.

Al pari della transizione digitale, anche quella ecologica richiede un’“alfabetizzazione”, ovvero, l’acquisizione dell’expertise e di una formazione sulle tecnologie cd. sostenibili.

La mancanza di figure professionali capaci di valutare il ritorno economico degli investimenti green e di certificare l’effettuazione degli investimenti ecocompatibili, rischierebbe di far adottare alle imprese una condotta “prudente”, rimanendo legate a modelli produttivi “tradizionali”, attuando una sorta di “prudenza difensiva” che, al pari della burocrazia difensiva rende complicato il perseguimento degli obiettivi green.

Analogamente a quanto avviene nel fenomeno della burocrazia difensiva, il timore di errori nell’accesso alle agevolazioni può rappresentare un deterrente agli investimenti innovativi e rallentare il perseguimento degli obiettivi della transizione ecologica.

Le imprese, devono essere poste nelle condizioni di conoscere gli strumenti agevolativi disponibili e comprenderne i requisiti di accesso.

 In assenza di tale conoscenza, il beneficio fiscale rischia di rimanere una misura concretamente inutilizzata.

In questo processo di “alfabetizzazione” un ruolo preminente deve essere assolto anche dall’Amministrazione Finanziaria, la quale deve rendere conoscibili i benefici fiscali, in modo chiaro e intellegibile (anche mediante l’emanazione di circolari) e semplificare gli adempimenti necessari per ottenere i benefici fiscali.

La conoscenza riduce il timore della “innovazione” spingendo le imprese ad essere più operative e “contributive”.

Ciò determina un rallentamento del processo di transizione ecologica che, per essere concretamente perseguito, necessita del contributo di tutti gli operatori economici.

I moderni incentivi fiscali presuppongono infatti la capacità di utilizzare strumenti tecnologici, monitorare i consumi energetici, raccogliere elementi e dimostrare il perseguimento dei risultati richiesti dalla normativa.

 La transizione verde si fonda pertanto su competenze interdisciplinari che integrano conoscenze ambientali e tecnologiche.

Conclusioni

Da quanto asserito è possibile trarre alcune conclusioni.

In primis, il quadro tracciato evidenzia come la spinta verso la transizione ecologica sia ormai divenuta un elemento centrale della politica economica dell’Unione Europea e degli Stati membri.

 In questo contesto, gli ultimi interventi legislativi hanno confermato e, per diversi aspetti, potenziato il sistema delle agevolazioni destinate agli investimenti produttivi.

 L’obiettivo primario del legislatore è quello di supportare i processi di trasformazione strutturale delle imprese, mediante il ricorso a benefici fiscali.

Tuttavia, l’analisi concreta dei recenti provvedimenti conferma la persistenza di quell’approccio “frammentario” che, da sempre, affligge il sistema fiscale.

È notoria l’estrema frammentarietà della legislazione fiscale che rende il sistema tributario difficile da interpretare e oltremodo complicata l’applicazione delle norme.

Trattandosi per lo più di misure a scadenza o soggette a continui rifinanziamenti contingenti, esse finiscono per rappresentare un deterrente all’effettuazione di investimenti eco compatibili.

La conoscenza ex ante dei benefici fiscali “green” consentirebbe, invece, all’impresa di programmare gli investimenti anzitempo con conseguente accelerazione del processo di transizione ecologica. 

La formazione e l’acquisizione delle competenze diventano, pertanto, condizioni imprescindibili affinché la fiscalità ambientale possa realmente orientare i comportamenti delle imprese verso modelli produttivi sostenibili.

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