Nuovo Codice della crisi d'impresa: il documento congiunto del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e di Confindustria

La Redazione
11 Maggio 2022

Pubblicato il documento congiunto di CNDCEC e di Confindustria contenente Osservazioni sullo schema di decreto legislativo recante modifiche al Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza.

Il CNDCEC e Confindustria nell'articolato documento congiunto reso noto con comunicato stampa del 5 maggio scorso chiedono, alla luce del succedersi di provvedimenti normativi e integrazioni che stanno generando un diffuso disorientamento, maggiore chiarezza e ordine al fine di avere un quadro di riferimento “più intellegibile per tutti i soggetti a vario titolo coinvolti”.

Il documento si sofferma sulle principali novità introdotte dallo schema di decreto recante modifiche al D.Lgs. 14/2019 in attuazione della c.d. direttiva insolvency, accogliendo con favore la stabilizzazione della composizione negoziata, già in vigore dallo scorso 15 novembre.

Non mancano, tuttavia, alcune criticità:

  1. In relazione alla presenza di esposizioni debitorie nei confronti di creditori pubblici qualificati, il documento evidenzia che gli importi previsti quali segnali d'allarme della crisi sono eccessivamente bassi e andrebbero innalzati “in funzione della dimensione aziendale”, criticando inoltre l'inclusione dell'INAIL tra i soggetti pubblici qualificati;
  2. La dubbia utilità del piano di ristrutturazione soggetto a omologazione (PRO) crea ulteriore confusione in un contesto già denso di strumenti regolatori con discipline autonome e separate;
  3. Prevedere che al PRO si possa accedere a seguito di domanda con riserva oltre che all'esito della composizione negoziata, conduce al rischio di sovrapposizione tra gli istituti,disincentivando il ricorso alla composizione negoziata;
  4. Da ultimo, il ritardo nella riforma delle norme penali fallimentari conduce inevitabilmente ad una “maggiore incertezza riguardo la sindacabilità ex post, in sede giurisdizionale, circa le scelte operate nel caso in cui queste ultime non si siano rivelate sufficienti al superamento della crisi”.

CNDCEC e Confindustria ritengono, pertanto, maturi i tempi per una revisione della materia “in linea con l'impostazione adottata anche dal legislatore europeo e massimamente improntata alla valorizzazione dell'autonomia privata e alla salvaguardia del valore d'impresa e assai meno a presunzioni applicate con lettura postuma degli eventi”.

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