La rilevanza del fattore tempo nell'assegnazione a mansioni superiori in sostituzione
06 Febbraio 2026
In merito alla questione, da un punto di vista sistematico, la non definitività dell'assegnazione del lavoratore a mansioni superiori, in caso di sostituzione di dipendente con diritto alla conservazione del posto, costituisce un'eccezione alla regola generale stabilita all'art. 2103 c.c., ossia la definitività dell'inquadramento corrispondente alle mansioni svolte in concreto. Tuttavia, fine di ovviare al rischio di un aggira e to del dato normativo (rectius un abuso dell'utilizzo del dipendente dichiarato sostituto), la non definitività del superiore inquadramento richiede l'effettivo rapporto tra assegnazione a mansioni superiori e sostituzione, tanto più in un'ipotesi in cui ciò si protragga per un arco di tempo considerevole. Conseguentemente, affinché rimanga escluso il diritto del lavoratore alla definitiva assegnazione alle mansioni superiori in caso di sostituzione, si richiede che il datore di lavoro comunichi, in occasione dell'assegnazione anzidetta, il nominativo del sostituito e i motivi della sostituzione, fermo restando che la contrattazione collettiva può prevedere un regime più rigoroso per tutelare il lavoratore contro possibili abusi. (Cfr.: Cass., sez. lav., 28 novembre 2025, n. 31120). |