Tutela penale dell’ambiente: approvato il decreto attuativo della direttiva UE

La Redazione
22 Aprile 2026

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il 21 aprile, in esame definitivo, il decreto legislativo che attua le direttiva UE 2024/1203 sulla tutela penale dell’ambiente che rafforza la prevenzione e la lotta contro i crimini ambientali.

In attuazione della direttiva UE 2024/1203 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 aprile 2024, il decreto legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri sulla tutela penale dell’ambiente, sostituisce le direttive 2008/99/CE e 2009/123/CE.

L’intervento normativo è volto a rafforzare la prevenzione e il contrasto dei reati ambientali, tenuto conto della rilevanza dei fenomeni di degrado ambientale, della perdita di biodiversità e degli effetti dei cambiamenti climatici e della dimensione transfrontaliera della criminalità ambientale.

Il Consiglio dei Ministri, il 20 gennaio 2026, ha approvato in esame preliminare il decreto, rendendo noti i principali ambiti di intervento del provvedimento.

Il decreto introduce modifiche al codice penale, aggiornando e integrando la disciplina degli eco-delitti. L’attenzione si concentra in particolare sulle fattispecie di inquinamento ambientale ma il perimetro dell’intervento è più ampio. Sono introdotte infatti le nuove fattispecie incriminatrici di commercio di prodotti inquinanti, produzione e commercio di sostanze ozono-lesive e di gas a effetto serra. Inoltre, si rafforzano le circostanze aggravanti, si precisa la nozione di condotta abusiva e si adegua il trattamento sanzionatorio, in coerenza con le indicazioni della direttiva europea.

Il provvedimento amplia il catalogo dei reati ambientali rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica (d.lgs. n. 231/2001), e adegua la disciplina delle sanzioni, nel rispetto dei principi di proporzionalità ed effettività.

Al fine di assicurare la cooperazione e il coordinamento più efficaci e tempestivi tra tutte le autorità competenti coinvolte nella prevenzione e nella lotta contro i reati ambientali, si istituisce presso la Procura generale presso la Corte di cassazione il sistema di coordinamento nazionale per il contrasto alla criminalità ambientale. Di tale Sistema fanno parte: il Procuratore generale presso la Corte di cassazione; i Procuratori generali presso le Corti d’appello; il Procuratore nazionale antimafia.

Entro il 21 maggio 2027, il Parlamento elabora e pubblica la strategia nazionale di contrasto ai crimini ambientali. Tale documento programmatico, aggiornato ogni tre anni, definirà gli obiettivi prioritari della politica nazionale, valuterà le risorse necessarie e promuoverà misure per innalzare la consapevolezza pubblica sulla tutela ambientale.

In sede di approvazione definitiva, il 21 aprile 2026, il Consiglio dei Ministri rende note le modiche ulteriori apportate al decreto legislativo, alla luce dei pareri espressi dalle competenti commissioni parlamentari.

Si prevede così che la responsabilità per morte o lesioni viene estesa anche ai casi derivanti dal commercio di prodotti inquinanti, non solo all'inquinamento diretto.

In merito alle sanzioni relative alla condotta di gestione non autorizzata di rifiuti viene introdotta una distinzione punitiva basata sulla pericolosità dei rifiuti stessi, con sanzioni che vanno da una ammenda di 2.000 euro alla reclusione fino a tre anni.

Infine, ulteriori modifiche riguardano il sistema di coordinamento nazionale per il contrasto alla criminalità ambientale, nell’ambito del quale il Procuratore generale presso la Corte di Cassazione potrà avvalersi della collaborazione specialistica dell’Arma dei Carabinieri.

Vuoi leggere tutti i contenuti?

Attiva la prova gratuita per 15 giorni, oppure abbonati subito per poter
continuare a leggere questo e tanti altri articoli.