Via libera dal Cdm al decreto primo maggio
29 Aprile 2026
Il provvedimento, che mobilita risorse per circa 934 milioni di euro, mira a rafforzare la dignità dei lavoratori, promuovere l’occupazione stabile di giovani e donne e contrastare le nuove forme di sfruttamento connesse all’economia digitale. 1. Incentivi all’occupazione Per ridurre i divari territoriali e favorire l’ingresso nel mercato del lavoro delle categorie più esposte, il decreto introduce quattro principali misure di decontribuzione.
2. Salario giusto La disciplina sui trattamenti economici complessivi (TEC) è volta a tutelare l’equilibrio tra gli interessi dei lavoratori e quelli delle parti sociali. Viene garantito ai lavoratori un livello retributivo non inferiore ai minimi previsti dai contratti collettivi nazionali (CCNL) stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative, così da contrastare fenomeni di dumping salariale. La norma tutela le imprese, promuovendo la concorrenza leale, e valorizza l’autonomia di sindacati e datori di lavoro: non viene introdotto un salario minimo legale, ma si conferma la centralità della contrattazione collettiva nella definizione delle voci retributive. 3. Disciplina dei rinnovi contrattuali Il decreto interviene anche sulle modalità di rinnovo dei contratti collettivi di lavoro. Nel rispetto dell’autonomia delle parti sociali, si stabilisce che siano queste ultime a definire, in sede di rinnovo:
A tal fine, la data di scadenza naturale del contratto precedente è assunta come riferimento per assicurare la continuità della tutela economica. Se il rinnovo non avviene entro 12 mesi dalla scadenza, le retribuzioni vengono adeguate in via forfettaria in misura pari al 30% della variazione dell’Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato (IPCA). 4. Contrasto al caporalato digitale e tutele tecnologiche Per prevenire l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro, in particolare nelle attività gestite tramite piattaforme digitali, il decreto introduce due principali linee di intervento.
5. Conciliazione famiglia-lavoro Il decreto introduce uno sgravio contributivo per le imprese che adottano la certificazione UNI/PdR 192:2026, un nuovo strumento di gestione orientato alla conciliazione tra vita familiare e lavoro. Tale certificazione definisce requisiti verificabili e indicatori di performance per le organizzazioni, pubbliche e private, che intendono investire in modo strutturato su:
Alle aziende in possesso della certificazione è riconosciuto un esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, collegato alla valorizzazione delle politiche di sostegno alla natalità e alle esigenze di cura, fino all’1% e nel limite massimo di 50.000 euro annui per ciascuna impresa. 6. Trattamento di fine rapporto Infine, il decreto prevede la possibilità per i lavoratori di conferire alla previdenza complementare le quote di trattamento di fine rapporto (TFR) maturate nel periodo gennaio-giugno 2026. Fonte: Diritto e Giustizia |