Regolarità del procedimento disciplinare e mutamento della composizione dell’U.P.D.

12 Maggio 2026

In materia di pubblico impiego, può ritenersi legittimo il procedimento disciplinare durante il quale l’U.P.D. abbia subito una modifica determinante l’inclusione tra i suoi componenti di soggetti terzi rispetto all’Amministrazione di appartenenze del lavoratore?

Con riferimento al procedimento disciplinare e alla competenza dell’U.P.D., la giurisprudenza di legittimità ha in più occasioni affermato che il carattere imperativo delle regole dettate dalla legge (artt. 55, comma 1, e art. 55-bis, comma 2, del d.lgs. n. 165/2001) deve essere riferito al principio di terzietà ivi espresso; tale principio postula solo la distinzione, sul piano organizzativo, fra l’U.P.D. e la struttura nella quale opera il dipendente interessato dal procedimento disciplinare, senza attribuire natura imperativa riflessa al complesso delle regole procedimentali interne che regolano la costituzione e il funzionamento di detto ufficio. Ciò che rileva, dunque, è l’eventuale violazione del predetto principio di terzietà (o del diritto di difesa), mentre non può costituire ragione di nullità della sanzione il mutamento della composizione dell’U.P.D. rispetto a quella esistente al momento dell’avvio del procedimento disciplinare, ciò afferendo solo alle modalità di svolgimento del procedimento stesso. Siffatta soluzione trova conferma nell’art. 55-bis d.lgs. n. 165/2001, il quale rimette all’autonomia organizzativa e regolamentare dell’Amministrazione il compito di delineare la composizione dell’U.P.D., inclusa, quindi, la possibilità di modificarne la composizione nel corso del tempo, purché ne sia assicura la terzietà. (Cfr.: Cass., sez. lav., 4 febbraio 2026, n. 2389; Cass., sez. lav., 19 marzo 2024, n. 7267; Cass., sez. lav., 31 luglio 2019 n. 20721).

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