Responsabilità stradale: quando sono risarcibili le spese stragiudiziali

La Redazione
23 Settembre 2026

Le spese sostenute per l’assistenza legale stragiudiziale costituiscono danno emergente quando l’attività risulti utile, secondo una valutazione ex ante. La Cassazione censura il giudice di merito che, nel negarne il rimborso, ometta di esaminare il contenuto delle raccomandate attestanti l’attività concretamente svolta dal difensore.

Le spese di assistenza legale sostenute nella fase stragiudiziale possono essere risarcite come danno emergente, purché l’attività svolta risulti necessaria e utile secondo una valutazione da compiersi ex ante. Il giudice non può, inoltre, negarne il rimborso senza esaminare il contenuto della documentazione prodotta per dimostrare l’attività effettivamente svolta dal legale.Lo ribadisce la Cassazione, con l’ordinanza n. 23154 del 14 luglio 2026, pronunciandosi nell’ambito di una controversia risarcitoria originata da un grave incidente stradale.

La vicenda riguardava un motociclista travolto da un’autovettura che aveva invaso la corsia opposta, riportando menomazioni permanenti e la perdita della capacità lavorativa. In appello, la responsabilità era stata ripartita nella misura del 60% a carico del conducente dell’auto e del 40% a carico del motociclista.

Tra i motivi sottoposti alla Suprema Corte assume particolare rilievo quello relativo al mancato riconoscimento delle spese per l’assistenza legale stragiudiziale. Il danneggiato aveva infatti prodotto le raccomandate inviate dal proprio difensore all’assicuratore, il quale, prima dell’instaurazione del giudizio, aveva corrisposto 633mila euro.

La Cassazione ricorda che tali spese hanno natura di danno emergente e sono quindi distinte dalle spese processuali. La loro risarcibilità deve essere verificata valutando l’utilità dell’attività professionale nel momento in cui è stata svolta, alla luce di quello che poteva ragionevolmente prevedersi circa il futuro esito della controversia. Solo l’attività risultata superflua non può essere posta a carico del responsabile. Restano, inoltre, fermi gli ordinari oneri di domanda, allegazione e prova.

La perdita patrimoniale risarcibile, precisa la Corte, può sussistere anche quando il compenso non sia stato ancora materialmente versato: l’obbligazione assunta nei confronti del professionista rappresenta già una posta passiva nel patrimonio del danneggiato.

Sul piano processuale, la Cassazione censura soprattutto l’omesso esame del contenuto delle raccomandate. Queste rilevavano non semplicemente come elementi istruttori, ma per i fatti storici in esse rappresentati, ossia per documentare consistenza e caratteristiche dell’attività stragiudiziale concretamente svolta.

La Corte d’appello si era limitata a richiamarne genericamente l’esistenza, senza verificarne il contenuto oggettivo e la possibile incidenza sull’attività liquidativa dell’assicuratore.

L’omissione integra, secondo la Cassazione, l’omesso esame di un fatto decisivo ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.. Accolto quindi il motivo sul punto, la sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d’appello di Milano, in diversa composizione, chiamata a riesaminare la domanda valutando concretamente la documentazione prodotta e l’utilità ex ante dell’assistenza legale.

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